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La TRAMA : Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare lontano, la casa si svuota e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria esistenza sembra incrinarsi. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, si scopre improvvisamente senza direzione. Mauro, cresciuto nel rigore emotivo di un padre autoritario, tenta a suo modo di reagire riempiendo il vuoto, ma finisce per confrontarsi con una fragilità mai confessata. Nel tempo sospeso che segue riaffiorano ferite lontane e desideri dimenticati. Sarà proprio questa crisi intima e profonda a spingerli a guardarsi davvero e a capire se e come possono trasformare se stessi e di conseguenza il loro amore.
La RECENSIONE : Dopo anni davanti alla macchina da presa, Anna Foglietta cambia prospettiva e debutta alla regia con Una storia, presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 83. Un esordio personale, scritto insieme a Tania Pedroni e Matteo Ferri, che mette al centro una coppia apparentemente ordinaria e le crepe nascoste dietro una quotidianità fatta di abitudini, silenzi e piccoli gesti. Erika e Mauro conducono una vita semplice in provincia, scandita da rituali quotidiani, abitudini consolidate e piccoli gesti che sembrano offrire alla coppia un senso di stabilità. Ma quando la figlia Irene lascia casa per trasferirsi in un’altra città e continuare gli studi, quella normalità improvvisamente cambia volto. Il vuoto lasciato dalla sua assenza porta a galla fragilità rimaste a lungo nascoste. Erika, che ha costruito gran parte della propria identità prendendosi cura degli altri, non riesce più a trovare un ruolo e una direzione. Mauro, segnato dall’educazione rigida di un padre autoritario, affronta il momento a modo suo, scoprendo però quanto sia difficile dare un nome alle proprie emozioni. Nel silenzio che segue, riaffiorano vecchie ferite, bisogni inespressi e desideri messi da parte. La crisi diventa così un’occasione per guardarsi davvero e capire se il loro amore può trovare una nuova forma. Abitudine, noia, vuoto, tutte sensazioni che pian piano si insinuano in un presente, lontano ormai da quell’apparente felice passato. È una chiara forma di depressione latente quella che la protagonista non comprende ma percepisce. Tra un incupirsi senza apparente motivazione e l’abbandono di ogni piccolo gesto che prima sembrava tutto, incombe la paura che ti schiaccia e non ti molla.
Guido Caprino regala un’interpretazione magistrale. Spontaneo, estremamente vero e pronto a supportare l'eccezionale performance della Rohrwacher, inquadra una frattura matrimoniale ma anche esistenziale. Al suo personaggio, infatti, non mancano i traumi collezionati fin dalla tenera età. L’ombra pressante di un padre orgoglioso e profondamente severo, una madre mancata troppo presto e quella conseguente necessità di far andare tutto bene per evitare ulteriori fallimenti. Ottima la scelta di veicolare questo stato d’animo con la musica. Una scena in particolare, al karaoke, fa emergere l’anima attraverso una canzone. Ed è proprio qui che si inizia a giocare a carte scoperte, comprendendo sempre più quanto i propri demoni stiano vincendo la battaglia interiore.
Lo stesso vale quando la regista decide di inquadrare i dettagli, le abitudini, il cibo, tutti quei momenti che prima erano gioia e via via diventano una scomoda routine. “Mi chiedo, è tutto qua? Mi vergogno perché non riesco ad essere felice.” Se prima, con la presenza di una figlia adolescente, la giornata si illuminava e soprattutto si riempiva, ora restare con sé stessi pare una prigione. Una vita passata a farsi bastare le piccole cose, amando ogni minima increspatura della proprio vita familiare annullandosi inconsapevolmente per gli altri, adesso diventa insopportabile. L’unione e la condivisione col proprio partner danno quasi fastidio e il frastuono che fa il silenzio vorrebbe solamente sostituirsi con la sordità della frenesia.
Raccontato attraverso una struttura didascalica ma efficace, il film parla di noi, di tutti noi. La storia di Una storia è certamente qualcosa di preciso e non appartenente a tutte le famiglie (per fortuna) ma il concetto alla base è adattabile ad ogni relazione umana: il confronto è la chiave. Parlare, aprirsi, affrontare i problemi, questo è l’unico modo per avviare un cambiamento sano.
Una storia ci mette di fronte a un rapporto che via via si sfalda e questo accade non per un motivo scatenante, chiaro, riconducibile a un evento specifico come ad esempio un tradimento. Il tutto si innesca per un’insoddisfazione estremamente personale. La vicinanza però, e la coesione di una coppia solida, donano le basi per affrontare lo sbalzo emotivo e provare a proiettarsi verso un domani più sereno. Ecco dunque la scintilla più brillante di questo esordio registico. La nota positiva, la speranza umana che è in noi ma che oggigiorno pare essersi persa. La Foglietta riesce a regalarci un racconto che si ostina ad essere ottimista, facendosi largo nell’oceano di difficoltà che possono affiorare nella vita, per una serie immensa di variabili. E, pur nuotando controcorrente, arriva alla meta con un finale delizioso, risultato di un confronto verbale essenziale che apre uno spiraglio di luce per un futuro già roseo.
(di Lorenzo Usai - NewsCinema)
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