* O R A R I *

  Venerdì 18/9   Ore 21,00
     
  Sabato 19/9   Ore 21,00
     
  Domenica 20/9   Ore 17,00 - 21,00
     
  Lunedì 21/9   Ore 21,00    € 3,50  

 


 


Da Lunedì 21 a Giovedì 24 Settembre
Cinema in Festa - Ingresso € 3,50
 




 


Un film di
OLIVIA WILDE

C
on Olivia Wilde, Seth Rogen, Edward Norton, Penélope Cruz.

 Usa - Commedia/Drammatico - 107'
Festival di Locarno




Irresistibile commedia degli equivoci
che guarda a Nichols e Allen
per raccontare con ironia desideri,
frustrazioni e ipocrisie della vita di coppia

 

La TRAMA :  Joe (Seth Rogen), un musicista che ha accantonato i propri sogni per insegnare jazz in conservatorio, e sua moglie Angela (Olivia Wilde), casalinga, attraversano una profonda crisi matrimoniale. A complicare le cose ci sono i loro vicini del piano di sopra, Hawk e Pína (Edward Norton e Penélope Cruz), una coppia libera e disinibita le cui movimentate notti insonni mettono a dura prova la pazienza di Joe.
Nel tentativo di stemperare le tensioni, Angela decide di invitarli a cena, convinta che un gesto di cordialità possa trasformare un difficile rapporto di vicinato in una nuova amicizia. Ma una semplice serata tra vicini prende subito una piega del tutto inaspettata quando Hawk e Pína confessano il loro stile di vita anticonvenzionale e propongono a Joe e Angela di condividere un'esperienza di coppia fuori dagli schemi. L'invito dà il via a una notte imprevedibile, fatta di confessioni, provocazioni e situazioni al limite dell'assurdo, durante la quale segreti, frustrazioni e desideri repressi vengono finalmente a galla.
Tra ironia, imbarazzo e attrazione, i quattro saranno costretti a mettere in discussione le proprie certezze e a confrontarsi con ciò che davvero cercano dall'amore, dal sesso e dalla vita di coppia.

La RECENSIONE di SentieriSelvaggi : Il matrimonio. Le sue convenzioni. I suoi ritmi. Le sue difficoltà. Adattando il film Sentimental di Cesc Gay (2020), Olivia Wilde torna alla regia, a distanza di quattro anni da Don’t Worry Darling (2022), con un’irresistibile commedia degli equivoci che mette alla berlina le convenzioni sociali e le dinamiche che regolano il rapporto di coppia.
Il matrimonio in questione è quello tra Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde), una coppia che sta attraversando un momento di profonda crisi. Lui insegna musica in un piccolo conservatorio di San Francisco, mentre la sua carriera da musicista in un gruppo punk è ormai naufragata da anni. Lei, invece, sarebbe un’artista ma da quando è nata la figlia, ormai dodicenne, ha messo da parte qualsiasi aspirazione. Passa le giornate a casa, acquistando tappeti e mobili vintage per arredare l’enorme ed elegante appartamento ereditato dai genitori di lui. Entrambi sono profondamente insoddisfatti della propria vita e questa frustrazione finisce per riflettersi negativamente sulla loro relazione, ormai sul punto di esplodere. E quel momento sta per arrivare. I due invitano a cena, per un dinner party, Piña (Penelope Cruz) e Hawk (Edward Norton), gli inquilini del piano di sopra. La cena prende fin da subito una piega inaspettata, dilagando in un susseguirsi di situazioni esilaranti in cui emergono più o meno consapevolmente, emozioni, desideri e frustrazioni personali.
Girato in ordine cronologico e rispettando le unità di tempo e spazio, all’interno di un appartamento di San Francisco, The Invite – Il piacere è tutto nostro è un concentrato di perizia registica nella gestione delle situazioni e degli spazi, ma anche di grande consapevolezza da parte dei quattro eccezionali protagonisti, in grado di fornire un’interpretazione fondata tanto sulla comicità dialogica quanto su quella fisica. Seth Rogen è semplicemente irresistibile ma Olivia Wilde non è sicuramente da meno dando vita a un personaggio con una profonda vulnerabilità e insicurezza personale. Completano il gioco a quattro Penelope Cruz ed Edward Norton, i cui rispettivi personaggi si inseriscono alla perfezione nelle dinamiche della coppia Wilde/Rogen, andandone a scardinare progressivamente tutte le principali convenzioni, in particolare quelle sessuali.

Nel film della Wilde funziona tutto: i suoi 107 minuti volano e la commedia non perde mai un briciolo della propria attrattiva. Ogni momento è gestito con grande naturalezza e praticamente nulla sembra davvero forzato. Un equilibrio tutt’altro che semplice da raggiungere, soprattutto quando l’intero film si regge sulla tensione crescente di una cena destinata inevitabilmente a sfuggire di mano.
Wilde guarda al meraviglioso esordio di Mike Nichols Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), soprattutto per l’uso delle inquadrature e per il lavoro sul set design. E qui non si può non citare la gestione degli spazi dell’appartamento, le cui pareti, finestre e specchi sono gli strumenti con i quali i personaggi vengono talvolta separati, talvolta avvicinati repentinamente, disegnando una coreografia tra le stanze dell’appartamento che accompagna l’escalation della serata.  Il tutto rielaborato con una sensibilità contemporanea e un gusto per la commedia con la quale Wilde riesce a reinterpretare cinematograficamente, come fece a suo tempo il film Nichols, l’impianto dichiaratamente teatrale del proprio testo di partenza.
Ma il film della Wilde è anche profondamente influenzato dal cinema di Woody Allen.  Un po’ nella critica agli schemi e alle convenzioni sociali attorno ai quali vengono costruite le relazioni di coppia, intrise di illusioni e aspettative, destinate inevitabilmente ad essere ridimensionate e disilluse (si pensi ad Io e Annie o Hannah e le sue sorelle). Ma soprattutto nelle piccole e grandi ipocrisie, nelle insoddisfazioni croniche e nei rancori che finiamo per riversare sul nostro partner (qui fa scuola Mariti e mogli), facendolo diventare il principale responsabile dei nostri mali.
D’altronde il film si apre con una citazione di Oscar Wilde che mette subito in guardia lo spettatore: “Bisogna essere sempre innamorati. Questa è la ragione per cui non ci si dovrebbe mai sposare.” Ecco, è proprio qui che il film riesce a spingersi oltre, proprio nel momento in cui le risate lasciano il posto a riflessioni più profonde sulle nostre scelte e sulle conseguenze che ne derivano. Quasi che la regista ci stesse chiedendo fino a che punto siamo disposti a sacrificarci per il bene della causa, per preservare lo status quo, dimenticandoci di considerare l’altro, come se la relazione fosse più importante degli elementi che la compongono.
(di Giorgio Amadori - SentieriSelvaggi)