ORARI

  Giovedì 22/02   Ore 21,00
     
  Venerdì 23/02   Ore 21,00
     
  Sabato 24/02   Ore 18,30 - 21,00
     
  Domenica 25/02   Ore 16,00 - 18,15
     
  Lunedì 26/02   N.D.  EVENTO
     
  Martedì 27/02   Ore 21,00
     


 

NOMINATION  OSCAR 2024
MIGLIOR FILM
MIGLIOR SCENEGGIATURA

 

       


 


Un film di CELINE SONG

Usa - 106' - Drammatico



Due amici di infanzia si perdono e si ritrovano.
Seguiamo l'evolversi della loro relazione in tre archi temporali.


Il film ha ottenuto 2 candidature agli
OSCAR tra cui Miglior Film, 5 candidature a GOLDEN GLOES, 3 candidature a BAFTA, 1 candidatura a BRITISH INDIPENDENT, Il film è stato premiato a NATIONAL BOARD, 3 candidature a CRITICS CHOICE AWARD, 4 candidature a SPIRIT AWARD, 1 candidatura a DIRECTORS GUILD, Il film è stato premiato a AFI AWARDS
 



 

La SINOSSI : Incontrarsi, innamorarsi e lasciarsi andare, per poi ritrovarsi e lasciarsi ancora, senza mai dimenticarsi. L’esordio alla regia della drammaturga Song, fa appello alla memoria sentimentale, tanto della stessa, quanto degli spettatori, raccontando di un meraviglioso incontro, che nonostante lo spaesamento di linguaggio e di codice, sopravvive al tempo. Un film indimenticabile, poetico e realista, che guarda a Linklater, ma soprattutto alla vita e all’amore.

La RECENSIONE :  Ciao. È tutto quello che si dicono Hae Sung e Nora, tornando a casa da scuola, pur sapendo che non si rivedranno più. Sono soltanto dei bambini, convinti d’essere migliori amici, eppure, dai rispettivi sguardi, è chiaro che il sentimento condiviso vada ben oltre l’amicizia, ma non importa, poiché entrambi sanno. Ecco perché non dirselo e semplicemente lasciarsi andare.
Mentre la famiglia di Nora (Greta Lee) raggiunge New York, quella di Hae Sung (Teo Yoo) resta a Seul e i due si perdono, almeno per un po’. A distanza di dodici anni però, entrambi, ancora una volta senza dirsi alcunché, pur sapendolo – o sentendolo – in qualche modo, si mettono alla ricerca delle reciproche informazioni su Facebook, avviando una lunga serie di conversazioni e videochiamate, tra app di messaggistica e Skype, rivivendo quell’addio ancora e ancora, e gettando le basi per un nuovo incontro, destinato però a svanire un’altra volta.
Nel mezzo, dodici anni, nuove vite e nuovi amori.
Eppure, Hae Sung e Nora, non riescono a dimenticarsi, dunque, inevitabile incontrarsi ancora, un’ultima volta e ripetere quel ciao, e con esso, quegli sguardi e quell’inconfondibile amore, questa volta però dicendosi tutto, senza più tirarsi indietro, senza più rinunciare alla verità.
Dopo una carriera come drammaturga, nota per le sue opere formalmente non ortodosse e conflittuali, centrate su tematiche quali razza, violenza e potere, Celine Song, ricorre ad un evento piuttosto importante del suo vissuto, scegliendo di raccontare nel suo debutto alla regia
qualcosa di assolutamente sincero ed inevitabilmente autobiografico, o quasi.
Ossia l’incontro avuto a New York, con un vecchio amore giunto lì da Seul, in compagnia del marito della Song, lo scrittore Justin Kuritzkes, interpretato nel film da John Magaro.
Incontro che è di fatto protagonista, della scena d’apertura di Past Lives, osservato e commentato da individui che non ci è dato conoscere e che forse, in qualche modo, siamo noi.
Ciò che più colpisce di Past Lives, è la sua volontà così ferrea, poetica e sincera di poggiare su di una narrazione assolutamente sussurrata, dolce, riflessiva e mai sensazionalistica, illusoria o altrimenti, inutilmente melensa. Piuttosto, centrata sulla cronaca pacata e dolce, di un incontro e di un abbandono che si risolve nel tempo della memoria e dei luoghi, passando per schermi virtuali e divenendo poi, soltanto a distanza di ventiquattro lunghi ed attesissimi anni, fortemente desiderato, perciò concreto e reale.

Non sorprende il sincero sentimentalismo permeato di malinconia e al tempo stesso di nostalgia – abbiamo imparato a conoscerne la differenza – di Past Lives, tenendo bene a mente il fattore autobiografico. Lo stesso che ha dato vita al riferimento cinematografico che Celine Song non smette mai – e più che giustamente – di osservare, modellando altrettanto abilmente il suo esordio, cioè l’indimenticabile cult generazionale, Prima dell’alba di Richard Linklater, scaturito, proprio come Past Lives della Song, da un incontro reale e da un innamoramento, purtroppo svanito nel tempo e annullato da una morte prematura, della quale Linklater verrà a conoscenza solamente ad anni di distanza.
Come detto, Past Lives, pur concentrandosi sull’evidentissima traccia sentimentale che mantiene salda la volontà di Hae Sung e Nora, di restare nelle rispettive vite, nonostante le scelte, i matrimoni e le distanze che li separano, riflette con sorprendente maturità e profondo realismo sulla forza simbolica della parola e dello sguardo, interessandosi molto più alla dinamica della chiacchiera e del lasciarsi andare al ricordo e alla conoscenza libera e spensierata, nonostante lo spaesamento culturale, da entrambi in modo differente, subito e vissuto e rivedendosi, sentendosi ancora nello sfiorarsi la mano su di una classica metropolitana newyorkese, probabilmente superato.
Se è vero che Nora consiglia ad Hae Sung di guardare Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry, permettendogli di vivere – o rivivere – la malinconia appartenente a quella che per entrambi è stata una storia d’amore destinata a non accadere, è altrettanto vero che ogni singola inquadratura, ogni singolo sguardo, carezza sfiorata e confessione d’amore a metà di Past Lives ci rimanda ai meravigliosi Jesse (Ethan Hawke) e Celine (Julie Delpy) di Prima dell’alba, conquistandoci sempre di più, fino all’addio.

Con il debutto alla regia di Celine Song, che consideriamo
un imperdibile e folgorante instant cult, la A24 si allontana temporaneamente dagli oscuri territori dell’horror e più in generale della paura, battendo nuove strade, come quella dolcissima, poetica, eppure fortemente realistica, perciò funzionale, rappresentata da Past Lives.

Una scrittura a metà strada tra memoir, monologo teatrale e corrispondenza privata, potenzialmente scaturita da quelle chat e videochiamate cui la stessa Song ci permette d’assistere nel corso del film e che in qualche momento sembrano tornare dalle parti della grandiosa Normal People di Lenny Abrahamson e Hettie MacDonald, fa breccia nel vissuto di ogni spettatore, andandosi a conficcare là, nel cuore, dialogando ferocemente con il passato di ognuno di noi e con tutti quegli amori che non abbiamo mai realmente dimenticato.

Un’opera meravigliosa che sembra dire a tutti noi quanto l’amore più vero e forte possibile, non possa che coincidere, con l’unico mai consumato e soltanto desiderato.   
 (Recensione di Eugenio Grenna - Cinematographe.it)