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Trama :
Perù, 1936: mentre il
fascismo si diffonde in Europa, la giovane Maria
Reiche, originaria di Dresda, si guadagna da
vivere come insegnante di matematica nella
capitale Lima. Ma la sua vera vocazione la
attende più a sud della metropoli cosmopolita,
nel deserto di Nazca. L’archeologo francese Paul
D’Harcourt convince Maria a tradurre alcuni
documenti per lui, che spera possano fornire
indizi su un antico sistema di canali nella
zona. Durante un’escursione nel deserto, i due
si imbattono in uno dei più grandi misteri della
storia umana: linee e figure gigantesche
tracciate nel terreno ghiaioso con precisione
matematica che colpiscono Maria profondamente.
Contro ogni previsione e contro tutti, Maria
lega il suo destino alle misteriose linee di
Nazca e intraprende la missione di scoprirne il
significato. Inizia per lei un viaggio umano e
scientifico che la metterà di fronte a enormi
difficoltà, ma che le darà anche un senso di
pace mentre si impegna a decifrare e proteggere
una delle più importanti testimonianze
archeologiche della storia dell’uomo.
Recensione : Possiamo definirlo un monumento a
tutte le donne che lottano con pervicacia da
millenni, osteggiate, messe alla berlina,
costrette ad una vita durissima per sostenere
un’idea, per raggiungere una meta che agli
uomini costerebbe ben poco?
Sì, è questo Lady Nazka - La signora delle
linee.
Un biopic fatto di sabbia, pietre e
silenzio, mugghia spesso solo il vento del
deserto che spazza via le povere attrezzature di
Maria, il sole dardeggia
impietoso, una pozza d’acqua in una specie di
oasi dà un po’ di refrigerio. Una famiglia
di etnia Quechua vive ai margini del deserto,
lontano dal mondo civile, in una capanna presso
la caverna dove Maria
trova riparo e resterà fino alla morte, a 95
anni. Dapprima diffidenti, poi suoi amici
perché la capiscono; unici, sanno che
Maria sta ricucendo il
terribile iato che per cinquecento anni li ha
separati dal loro passato, da quando le armate
di Pizarro hanno
distrutto le loro radici. Alle spalle c’è il
vuoto che la conquista spagnola portò in quelle
terre; nuovi proprietari terrieri, potenti e
collusi con i governi, non si fanno scrupolo di
invadere con nuove piantagioni terre preziose,
ricche di reperti archeologici determinanti per
sapere cos’era l’uomo prima di noi.
E’ una vecchia storia, ma stavolta c’è
Maria Reiche, matematica di
Dresda, poi archeologa e traduttrice,
naturalizzata peruviana. Nel 1936, mentre sull’
Europa spiravano sempre più forti venti di
guerra, scelse di andarsene in Perù, a Lima, per
insegnare matematica a classi di ragazzi oziosi
e disattenti. Maria è in
cerca di se stessa, ha un amore, Amy
Meredith, una madre in Germania che
non rimpiange, soprattutto da quando le ha detto
:”Tu sei il mio fallimento”.
La sua carta vincente sarà l’incontro con
l'archeologo francese Paul D'Harcourt
che la porta con sé per tradurre appunti scritti
in tedesco da uno studioso della civiltà Nazca.
Era una civiltà del deserto nel sud del Perù,
molto fiorente, stando al poco che resta.
Per Maria è la scoperta
di un mondo. Non è archeologa, non ha strumenti
scientifici, è solo una donna di fronte ad un
mistero che riuscirà a svelare: le righe nella
sabbia.
Il film procede a piccoli passi, ci trasmette
sequenza per sequenza la fatica di
Maria, la sua straordinaria
determinazione a capire il perché di quelle
righe che percorre scoprendole una a una,
spazzando la sabbia con scope di saggina.
Bellissime sonorità peruviane seguono i suoi
giorni nella sabbia, i suoi ritorni sotto la
tenda, rossa in viso, stanca ma mai vinta. “La
pazza del deserto” la chiamavano, nessuno,
nemmeno Paul, riusciva a
capre come potesse vivere quella vita durissima.
E, soprattutto, perché. Maria
ha avuto qualcosa, all’inizio, che somiglia ad
un’allucinazione, ad una magica intuizione,
vedendo dall’alto di un dirupo, durante
un’escursione con Paul,
strane linee a raggera perdersi verso
l’orizzonte.
E’ giovane, poco più che ventenne, dedicherà
tutta la sua vita a quelle linee di cui capirà
il mistero, la forma complessa, la bellissima
costellazione disegnata nella sabbia. Dopo
dura battaglia la zona sarà dichiarata
patrimonio dell’umanità e protetta da leggi, ma
Maria non si sposterà
più di là, la sua tomba è vicino alle sue linee.
Una lotta impari contro la società degli uomini
e dei politici è stata coronata da vittoria
perenne.
Inutile rivelare qui il mistero, si priverebbe
la visione del suo alto gradiente emotivo,
possiamo solo dire che la scena di
Maria che capisce, di fronte al sole
che tramonta, illuminando il tracciato della
riga, commuove, trascina, fa pensare che non
tutto è perduto se una piccola donna e
poverissimi Quechua hanno insegnato all’uomo per
cosa è giusto vivere.
(di Yume - FilmTv) |