IL NOSTRO PROSSIMO EVENTO

LUNEDI 26 FEBBRAIO  ore 21,00
INCONTRO con
LUCIANA CASTELLINA

In collaborazione con
Associazione Cinemaniaci - F.I.C.E. Emilia Romagna
Istituto Storico di Piacenza




Un film di Giovanni Piperno
Docu-Film - 68 minuti

Una lucida riflessione sull'eredità del PCI
per dirci che il passato deve interessare tutti

Il Regista: Questo film è nato da due incontri paralleli, quello con Luciana Castellina (memoria viva di un’esperienza politica del passato che sembra ormai conclusa e irripetibile, ma anche, e ancora oggi, indomabile attivista), e quello con l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Con l’AAMOD, in realtà, il mio primo incontro risale al 1996 e da allora non ho mai smesso di collaborarci. Ma non avevo mai conosciuto con profondità il suo patrimonio di film militanti realizzati da grandi autori del cinema (Scola, Maselli, Mangini, Bertolucci, Pontecorvo, Gregoretti, Miscuglio, Polizzi, Giannarelli, Serra e tanti altri)
Navigando liberamente attraverso le immagini prodotte dal PCI tra gli anni ‘50 e gli ‘80 da grandi registi italiani e incontrando lo sguardo di Luciana Castellina, storica dirigente comunista, fondatrice del Manifesto, mai ortodossa e ancora oggi instancabile animatrice politica, Giovanni Piperno si chiede cosa sia stato quel “partito-giraffa”, come lo definì una volta Togliatti, e soprattutto cosa rimanga oggi di un’esperienza che ha coinvolto milioni di persone nel tentativo di trasformare sé stessi e il mondo. Nel viaggio riscopre il senso di una politica fatta di impegno, solidarietà, confronto. E, soprattutto, riscopre il cinema di quella generazione politica: un cinema libero, sperimentale, dal basso, empatico, militante. Come dice Zavattini nel film: “un cinema di tanti per tanti”.


Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it

Giovanni Piperno, in prossimità delle elezioni per il Parlamento europeo, propone una riflessione su cosa ha significato essere comunisti in Italia prima e dopo il 12 novembre 1989 quando Achille Occhetto invitò il PCI ad aprirsi ad un profondo rinnovamento.
Un documentario in cui all'inevitabile senso di nostalgia si aggiunge una lucida riflessione su quanto accaduto dopo giungendo fino ai giorni nostri.
Molti tra gli appassionati di cinema non più giovanissimi ricorderanno La cosa, il documentario con cui Nanni Moretti andava nelle sezioni del PCI per capire come la svolta, che includeva anche il cambio di denominazione, veniva accolta dai militanti. Trentacinque anni dopo Piperno compie un'operazione importante per due motivi. Il primo è dato dal fatto che ci ricorda che esiste un Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico che ha raccolto e raccoglie documenti preziosi che contribuiscono a costruire la memoria del nostro Paese. Nello specifico poi hanno contribuito alla realizzazione sia la Struttura di missione anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che la collaborazione di Rai Teche.
Troppo spesso, in questo flusso ininterrotto di informazioni che affolla le nostre giornate, si rischia di pensare che il passato, anche quello più vicino a noi, sia remotissimo e pertanto privo di interesse se non per gli storici o i sociologi professionali. Non è e non deve essere così secondo Piperno.
Il secondo motivo è dato dalla necessità di ricordare che effettivamente il socialismo reale ha fallito, trasformandosi in dittature che hanno puntato all'uguaglianza negando la libertà e realizzando purtroppo numerose 'fattorie' degli animali' in cui c'era chi si sentiva più uguale degli altri. Questo fallimento però non può e non deve distruggere quegli ideali di uguaglianza e di parità di diritti che la stragrande maggioranza di coloro che votavano PCI intendeva promuovere. Sono quelli che, come ricorda Piperno con il supporto di una testimone del tempo come Luciana Castellina, ebbero l'impressione in quel novembre di sentirsi dire che avevano sbagliato tutto.
Quando Giorgio Gaber nel 1992 concludeva il suo monologo "Qualcuno era comunista" dicendo:" Ora, ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra, il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo" aveva colto nel segno. Oggi questo documentario, avvalendosi di filmati amatoriali così come di inchieste realizzate da firme come Gregoretti e Pontecorvo, ci invita a rileggere quanto accaduto per non cedere alla disillusione del 'tanto non ci si può fare nulla'. Qualcosa si può fare partendo dai singoli, dalle persone per non far dimenticare ideali che dovrebbero costituire un patrimonio comune sancito anche dalla Costituzione