Accolto in modo
assai tiepido alla sua prima uscita, ma
divenuto, anche grazie alle sue molteplici
versioni tra Director's cut e Final cut più o
meno ufficiali, un film culto già a partire dai
primi anni '90, Blade runner è ambientato in un
futuro prossimo che rappresenta ormai un nostro
recente passato: nel 2019 infatti, in una Los
Angeles immersa in una pioggia perenne, ove
nelle vie celesti contrassegnate da molteplici
grattacieli illuminati da enormi pannelli
pubblicitari, viaggiano astronavi e veicoli
volanti in grado di creare un traffico
superficiale più caotico che quello nelle
normali arterie stradali, un compassato agente
facente parte della squadra speciale dei "blade
runner", di nome Rick Deckard, va alla ricerca
di un gruppo di replicanti ribelli che, fuggiti
dalla colonia ove erano adibiti a lavori pesanti
e ripetitivi, intendono confondersi tra la folla
cittadina, con l'ambizione di aspirare pure loro
ad una vita "imperfetta" e soggetta a scadenza,
propria degli esseri umani.
A costoro le macchine, tecnicamente perfette ed
immortali, invidiano la capacità di provare
sentimenti, quegli stessi che paiono mancare
all'integerrimo agente Rick, risoluto e senza
pietà nel dare la caccia e "terminare" quei
furbi androidi decisi ad anelare l'imperfezione
in nome di una genuinità di vivere mai provata
fino a quel momento.
La caccia del detective si concentra, in
particolare, nei confronti del carismatico
leader dei fuggiaschi, ovvero l'ossigenato Roy
Batty, che darà prova di astuzia e di malizia
non dissimili ai sentimenti umani a cui il
gruppo di ribelli anela, e che uscirà di scena
pronunciando una delle frasi cardine della
storia del cinema, e forse anche la più
conosciuta, forse anche più famosa dello stesso
film e che, come certo noto, suona così:
"Io ne ho viste
cose, che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei
bastioni di Orione. E ho visto i raggi B
balenare nel buio vicino alle porte di
Tannhauser. E tutti quei momenti andranno
perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.
E' tempo di morire".
Pathos, commozione,
autentica emozione ha reso immortale questa
scena, e Blade runner un film culto non solo tra
i confini della fantascienza, in grado di
rendere palese l'anelito di vita e la
frustrazione che rende la macchina perfetta ed
immortale, come un ingranaggio senza sentimento,
che tuttavia anela a questa sua mancanza,
desiderandola più di ogni altra cosa.
Deckard, innamorato della bella Rachael al punto
da convincersi ad andare oltre l missione di
sterminatore di androidi che lo vedeva esponente
irriducibile e senza sentimento, per fuggire con
lei, è uno dei momenti più romantici della
storia del cinema, ed il dubbio finale circa
l'indizio che indicherebbe proprio essere egli
stesso un replicante, si trasforma nell'enigma
che galvanizza e rende la storia, liberamente
tratta dal romanzo di di Philip K. Dick "Il
cacciatore di androidi", sceneggiato da Hampton
Fancher e David Webb Peoples, un capolavoro di
finezza narrativa ed epicentro di emozioni a
prova di roccia.
Harrison Ford, Rudger Hauer, Sean Young, Daryl
Hannah, Joanna Cassidy, Brion James, Edward
James Olmos, conferiscono ai
rispettivi personaggi una luce indelebile,
che restituisce ai rispettivi interpreti il
ruolo cardine dell rispettive, spesso notevoli
carriere.
Ridley Scott, qui al suo terzo film,
diventa un autore di culto, un cineasta a cui
dedicare seminari, trattati, pubblicazioni.
E Blade Runner un film che, passato inosservato
alla sua uscita, si appresta ogni decennio a
tornare in sala, spesso con nuove versioni, con
o senza unicorni (pare ne esistano addirittura
sette!), con o senza voce fuori campo, con nuovi
finali, e ancora con la leggenda magnifica delle
scene iniziali di Shining generosamente fornite
da Kubrick a Scott, e dallo stesso utilizzate
per il suo finale all'insegna della speranza.
Tutto vero? Tutto falso? la solita lungimirante
verità che sta a metà? Poco importa: Blade
Runner resta un cult che, a differenza della
maggior parte dei film, occorre e fa piacere
riguardare senza mai stancarsi, ogni volta
riuscendo a percepire nuove sensazioni ...
andate perdute irrimediabilmente le volte
precedenti …"come lacrime nella pioggia".
(di Alan Smithee - FilmTv) |