LUNEDI' 28 NOVEMBRE Ore 21,00

Sarà presente in sala
la Regista CINZIA BOMOLL

   


 



Un film di CINZIA BOMOLL

Con Silvia e Giulia Provvedi, Lodo Guenzi
Eleonora Giovanardi, Alfredo Castro
Andrea Roncato, Vito Stefano Pesce
Angela Baraldi
, Nina Zilli
Voce narrante:
Piera Degli Esposti

Un dramma con venature di thriller diretto da Cinzia Bomoll e interpretato dalle sorelle Silvia e Giulia Provvedi al loro esordio cinematografico
 

Per diventare la donna che vorresti, qualche volta devi metterti nei panni del tuo perfetto opposto. Anche se è la persona che hai più cara al mondo, dovrai sfidarla. Se poi per cornice c’è una provincia chiamata per ironia della sorte La California, sarà facile che i suoi abitanti “di frontiera” si intreccino con la tua vita, e te la salvino. 
Una storia di formazione, con elementi thriller, si muove in una provincia emiliana talmente genuina da rendere "brillante” anche una storia nera.
Chi era realmente Ester? La verità si cela dietro a un fatto di cronaca di provincia, dove il suicidio della ragazza viene dato per scontato. 
La tenacia della gemella, con la collaborazione di chi nel paese de La California ha sempre lottato per la giustizia, porterà alla rivelazione dei fatti reali. 
Il futuro sarà un posto migliore dove tornare tutti “a respirare”, grazie alla solidarietà della piccola comunità.
 

La California è un piccolissimo paesino nel bel mezzo della pianura padana, lato emiliano. Qui vivono agli inizi degli anni ’90 le sorelle Alice (Giulia Provvedi) ed Ester (Silvia Provvedi) insieme al padre Yuri (Lodo Guenzi), al nonno Tuono (Andrea Roncato), ex partigiano e ora pescatore, e alla madre Palmira (Eleonora Giovanardi). Le due ragazze non potrebbero essere più diverse tra loro: Ester è una ribelle come il padre Yuri, da cui ha preso anche l’amore per la musica punk mentre Alice è più acqua e sapone e ha il temperamento della madre. La famiglia non naviga in buone acque e il lavoro scarseggia dato che il padre, allevatore di maiali destinati al macello, ha anche contratto dei debiti non ancora saldati mentre la madre è un’ex appartenente al partito comunista ora ridotta al ruolo di semplice casalinga. Alice ed Ester vorrebbero scappare da lì per raggiungere la tanto agognata California, quella vera, stato di cui coltivano il mito anche grazie ai tanti poster di attori e rockstar che circondano i muri della loro stanza. L’arrivo di Pablo (Riccardo Frascari) con il padre Allende (Alfredo Castro), un cileno scappato dalla dittatura di Pinochet anni prima e rifugiatosi in Italia, sconvolgerà l’apparente quiete de La California ma è altrove che il vero pericolo si annida. In quella nube di gas tossica e scura che non smette di propagarsi nell’aria, causata dagli scarichi industriali dell’azienda guidata dallo spietato Gualtiero (Stefano Pesce)

L’aria è putrefatta, irrespirabile, cosparsa di un gas altamente pericoloso e potenzialmente letale. Tutti i cittadini de La California la respirano, ne hanno i polmoni pieni e non solo quelli. Nonostante il nome evocativo La California è un paesino marcio e dimenticato da Dio, in cui si è costretti a sopravvivere tra vastissime distese di granturco, la nebbia invernale, la calura estiva e il nulla al di là e al di qua dell’orizzonte. Un luogo senza futuro da cui dover scappare se si hanno sogni veri, un luogo in cui il male ha pian piano inquinato tutto. Una figura vestita di nero osserva tutto, non conosceremo mai davvero la sua identità ma possiamo riuscire ad intuirla. In questo posto così asfissiante Alice ed Ester sono costrette a trovare la loro strada, a districarsi tra le poche possibilità e un’umanità in cui si intravedono poche luci e tante ombre.

Quella polvere che penetra nel sangue e viene trasportata su, lì fino al cuore e al cervello, diventa la rappresentazione di un disagio, di un’urgenza che solo due ragazzine adolescenti con in tasca tanti sogni e tutta la vita davanti possono vivere. Quello smog non è solo metafora del Male, ma anche e soprattutto della mancanza del Bene che è cosa ben diversa. Il Bene visto come speranza, come nutrimento per i sogni, come libertà di poter essere ciò che si vuole.

Ah, la provincia. Quella fatta di abbracci, di risate, di uomini piccoli o grandi, di tavolate in compagnia, di segreti. L’arco di Alice e di Ester, destinato a finire in tragedia, è solo la punta dell’iceberg di un film in cui molti dei personaggi si ritrovano a dover lottare per sopravvivere. Le due sorelle gemelle vorrebbero raggiungerla la California vera ma è lontana e troppo costosa, o forse vogliono semplicemente raggiungere un’altra California, dovunque essa sia. La California è un posto in cui solo all’apparenza non succede niente, ma in realtà succede tutto e in cui la voce narrante fuoricampo di Piera degli Esposti ci guida ovunque. Come tutte le provincie del mondo nasconde segreti, dà vita a personaggi pieni di odio e di disprezzo per i diversi, per le donne, per coloro i quali non si legano alle logiche del potere o del profitto. Personaggi come Gualtiero, che in questo film rappresenta tutto ciò che la provincia crea di mostruoso, d’inafferrabile, di sbagliato. Un uomo arrogante, ma di quella arroganza tipica di chi nella vita si è preso tutto senza meritarselo davvero. In un certo senso Gualtiero rappresenta perfettamente la metà oscura del doppio insito in ognuno di noi, due metà agli antipodi come le gemelle e le loro personalità diametralmente opposte. Mentre Alice ed Ester si confrontano con il dover crescere, una di loro sarà costretta a imporsi sull’altra e a dominarla come succede alla personalità di ognuno di noi e, nel farlo, a dover rinunciare per sempre al lato più debole, a quello più ingenuo, a quello destinato a soccombere e poi a morire.

Ne La California tutto prende una forma strana e difficilmente leggibile o interpretabile, persino gli eventi reali che scandiscono l’andamento del film: la strage di Bologna, la caduta del muro di Berlino, la discesa in campo di Berlusconi sono fatti che appartengono alla storia ma che rimangono troppo lontani perché i personaggi possano afferrarli. Il film è stato girato con l’ausilio di lenti anamorfiche degli anni ’70 che accentuano le deformità degli spazi, dei volti e delle personalità di ognuno di protagonisti nonostante la narrazione sia costellata da un po’ troppi eventi all’apparenza  slegati fra loro, specialmente nel primo atto (colpa di alcuni tagli nel copione dovuti al budget). L’atmosfera onirica e disincantata allo stesso tempo aiuta questo processo di straniamento che accomuna lo spettatore ai personaggi, perché tutto quello che vediamo sullo schermo risulta in qualche modo innaturale, alieno, sporco ma di quello sporco che non è possibile pulire via.

Nel cast, in cui compare anche Nina Zilli nel ruolo di una barista, spicca in particolare quell’Alfredo Castro pupillo di Pablo Larrain nel ruolo del tormentato Allende mentre le sorelle Provvedi, al loro esordio cinematografico, dimostrano comunque di possedere una buona carica comunicativa e un potenziale talento di fondo da sviluppare. La California è un film bizzarro, dai contorni non ben definiti, che gioca con i generi e i registri ed è anche sincero, onesto e a suo modo coraggioso come tanto cinema italiano non sa esserlo più. Ah, la provincia.

 

LUNEDI' 5 DICEMBRE Ore 21,00

Saranno presenti in sala
il Regista GIOVANNI BASSO
e l'Interprete GIORGIO COLANGELI


 



Un film di GIOVANNI BASSO

con GIORGIO COLANGELO e ROSANNA GENTILI

Italia  Drammatico - 84 min

Mindemic, il psychological drama con protagonista assoluto Giorgio Colangeli, è stato inserito nella lista dei 12 film italiani considerati per rappresentare l'Italia agli Oscars 2023

 

Nel tentativo di scrivere il suo nuovo film, Nino, regista settantenne ormai sul viale del tramonto, si perde in un delirio artistico e personale, in cui i ricordi e i personaggi di una vita si mescolano a quelli della storia che vuole raccontare, generando in lui un cortocircuito in cui non riesce più a distinguere tra verità e finzione.

Protagonista indiscusso di Mindemic (Opera Zero) è Nino – interpretato da un magistrale Giorgio Colangeli – un regista di settant’anni che ha alle spalle una carriera di secondo piano. Isolato nel suo appartamento di Roma, l’uomo guarda scorrere la realtà che lo circonda senza avere un vero obiettivo nelle sue giornate, dopo che il suo lavoro si è bruscamente interrotto anni addietro. Il lento ripetersi delle ore sembra però  trovare fine quando riceve una chiamata dal suo storico produttore Fredo (Claudio Alfredo Alfonsi), che gli propone di scrivere un film in soli tre giorni perché ha trovato degli investitori interessati a un suo progetto.
Nino accetta, e si butta sulla sua amata macchina da scrivere, un’Olivetti Lettera 32. Decidendo di realizzare un film epico, di guerra, per trovare supporto nella stesura cerca di contattare i suoi collaboratori storici: lo sceneggiatore De Paoli (Roberto Andreucci), che rifiuta il lavoro, e l’attore Giovanni Marino (Paolo Gasparini), che a sua volta rifiuta il ruolo che gli viene proposto. Anche la vecchia agente di Nino, Lucia (Rossella Gardini), si rifà viva, ma stavolta è il vecchio regista a liquidarla.
Lasciato da solo nell’opera di creazione, Nino si rinchiude ancora di più in sé stesso, non arrivando più a distinguere la realtà dalla finzione da lui inventata, anzi… cadendoci addirittura dentro. Ed è così che una escort chiamata per tenergli compagnia ha l’identico aspetto di Angela (Rosanna Gentili), la moglie che l’ha lasciato anni prima e di cui lui è ancora innamorato. Il delirio artistico e personale di Nino procede di pari passo con la scrittura della sceneggiatura, portandolo a interpretare egli stesso i personaggi da lui ideati, fino a un punto di non ritorno.
Dopo un’esperienza con i cortometraggi, Giovanni Basso, per il suo Mindemic (Opera Zero), scommette tutto sulla performance attoriale di un interprete come Giorgio Colangeli, portando a casa una vittoria. Colangeli è la colonna portante del film, retto dalla sua fisicità che la fa da padrona, condividendo assai raramente lo schermo con gli altri protagonisti. È lui che muove i fili della storia, facendosi personaggio e Demiurgo, dando ariosità a un lungometraggio che altrimenti della claustrofobia – mentale e fisica – ha fatto il proprio tratto distintivo. Ed è sicuramente all’attore romano che vanno principalmente imputati gli elementi positivi di quest’opera.
Opera che è frutto di sperimentazione su più fronti: ideato, prodotto e ripreso in pieno lockdown, il film è stato interamente girato in 4K con un telefono iPhone 8+ cui è stata montata una lente anamorfica americana adattata al sensore mobile. La location è costituita soltanto da un piccolo appartamento, l’intero mondo di Nino, che può ampliarsi all’infinito grazie alla sua immaginazione.
Ed è proprio l’immaginazione, forse, l’elemento al centro dell’opera, che emerge quale ancora di salvezza nei momenti di isolamento, voluto o coatto: una via di fuga da una realtà che non si comprende, una strada per conoscere e, infine, conoscersi davvero.  (Cinematoghaphe)
 

 

LUNEDI' 14 DICEMBRE Ore 21,00

Sarà presente in sala
il Regista GIOVANNI ZIBERNA



 

LIBERA NOS, IL TRIONFO SUL MALE.
UN FILM DA VEDERE

 

Chi è il diavolo e come agisce? Quali sono le armi che abbiamo a disposizione per difenderci? Qual è il ruolo dell’esorcista? Questo docu-fiction vuole rispondere a dette domande alla luce della fede cristiana e dell’insegnamento costante della Chiesa Cattolica, che aiutano a comprendere il disegno della Divina Provvidenza sulle vicende umane, la forza salvifica del Signore Gesù, il ruolo di intercessione di Maria Santissima e della comunione dei Santi, la necessità di un cammino di conversione e l’insostituibile valore pastorale del ministero dell’esorcistato.

Prendendo le distanze da una cinematografia interessata più all’aspetto orrorifico e sensazionalistico e che troppo spesso scivola in superficialità e scorrettezze, si vuole riportare/raccontare quello che l’esorcismo è veramente, ossia l’esercizio luminoso del mandato di Gesù dato ai suoi apostoli e ai loro successori di “scacciare i demoni nel Suo Nome”. Si farà quindi vedere che la corretta celebrazione dell’esorcismo cattolico è soprattutto un “evento” di preghiera, in forza del quale, per la fede nel Signore Gesù e l’autorità da Lui conferita alla Chiesa, la Grazia di Dio e la Sua salvezza irrompono e le tenebre sono vinte e scacciate dalla Luce.

Quest’opera si prefigge l’obiettivo di essere un utile strumento di divulgazione per tutti i fedeli, sia laici che sacerdoti, al fine di far comprendere questi argomenti alla luce della Verità evangelica e del Magistero della Chiesa Cattolica. Per questo ci siamo affidati al patrocinio e alla supervisione dell’AIE (Associazione Internazionale Esorcisti), realtà al servizio della Chiesa e del ministero dell’esorcistato e il cui Statuto è stato approvato, nel 2014, dalla Santa Sede.



di Oliviero Spada

Preciso subito che il titolo si riferisce alla pratica esorcistica, ma non portato allo spettatore come fenomeno di pura curiosità a volte morbosa, ma che vuole mettere in evidenza il senso vero del combattimento contro il male, o meglio, contro il maligno. Il film documentario è prodotto dalla “Sine Sole Cinema” e la regia appartiene a Valeria Baldan e Giovanni Ziberna.

Questo film documentario, che vede il patrocinio dell’Aie, ossia Associazione Internazionale Esorcisti, nasce con lo scopo di fare chiarezza sul ministero dell’esorcistato e sul ruolo dell’esorcista. L’esorcistato è il terzo degli ordini sacri minori. L’esorcista, che viene dal greco exorkizein col significato di scongiurare, è, detto in parole molto semplici, colui che ha il compito di scacciare il maligno quando ha preso possesso di una persona.

I due registi hanno avuto la possibilità di partecipare, come ausiliari, a diversi esorcismi. Gli ausiliari sono laici che assistono l’esorcista aiutandolo nel preparare il luogo dove avverrà l’esorcismo, nell’assistenza verso la persona posseduta evitando possibili danni alla medesima e/o alle cose, e partecipando con fervore con la propria preghiera. Questa occasione ha permesso loro, così affermano, di vedere e valutare che cosa sia davvero un esorcismo, che si discosta non poco da pellicole cinematografiche sull’argomento che puntano sul sensazionalismo horror per impressionare lo spettatore. Ecco allora l’idea di fare un film che vuole mettere ordine sull’uso di questa pratica officiata dalla Chiesa. Gli argomenti vengono trattati in maniera esaustiva, anche se rimane aperta la possibilità di approfondimento, tuttavia è doveroso fare chiarezza su un argomento così delicato e profondo poiché attiene alla vita intima di una persona.

Questa realizzazione si basa su una fiction, e questo per tutelare nella loro privacy la persona che si sottopone a un esorcismo, anche perché lo scopo principale è quello di portare chi guarda il film a una riflessione e a porsi delle giuste domande che attengono alla vita di ogni persona. Ovviamente ognuno poi è libero di credere o meno. Molti sono coloro che ritengono il fenomeno delle possessioni qualcosa che appartiene ad un tempo passato e intriso di ignoranza, ma è proprio così? Ne siamo proprio convinti al 100%? Siamo disposti a mettere la mano sul fuoco che Satana sia frutto di fantasie e non una realtà? Ecco, il film vuole proprio stimolare questo aspetto religioso che attiene l’umanità tutta, quindi … dedichiamogli un momento del nostro tempo.

Prima di concludere l’articolo voglio riportare, per una conoscenza più esatta, alcuni termini che sono attinenti al tema dell’esorcismo.

L’infestazione diabolica. Con questo termine si intende evidenziare disturbi che si manifestano in alcuni siti, come ad esempio case, uffici, eccetera, oppure su oggetti come cuscini, letti, automobili eccetera.

L’invasione diabolica. Si manifesta con sindromi intellettuali e sdoppiamento intellettivo, anche se la volontà rimane libera di agire secondo i dettami del libero arbitrio. È però doveroso sottoporre il soggetto a indagini neuropsichiatriche molto approfondite prima di emettere un verdetto di sicura invasione diabolica.

L’ossessione diabolica. È la forma diabolica più grave, che comporta la presenza permanente del demònio in un corpo umano. Comporta manifestazioni di blocco mentale intellettivo, volitivo ed affettivo. Spesso vi sono manifestazioni esterne di violenza, o di conoscenza di lingue antiche mai conosciute dalla persona e sempre avversione al sacro.

Possessione diabolica. È anche questa una forma grave di presenza diabolica in un corpo umano (non dell’anima) che gli fa compiere o dire cose che mai il posseduto farebbe se non si trovasse in quello stato di possessione.

Vessazione diabolica. Sono, queste, forme e manifestazioni diaboliche, più o mano gravi, che possono colpire persone o gruppi nella salute, nel comportamento, nel lavoro, negli affetti e nei rapporti con gli altri.

 Qui termino questo brevissimo excursus che ritengo utile per chi intende seguire il film documentario o si trovasse a discutere di un tema così interessante e non facile.  (Oliviero Spada)